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E se poi finiscono i fondi, chi mi paga gli incentivi di anno in anno?

I fondi non finiscono, semplicemente perchè non ci sono fondi. Gli incentivi statali arrivano da una quota accantonata per legge sulle bollette energetiche degli italiani, espressamente dedicata al fotovoltaico.

 
Già, ma se lo facessero tutti, i fondi non sarebbero sufficienti per chiunque?

Non lo possono fare tutti, ma solo i primi. Questo perchè esiste un tetto di 1200 MegaWatt di installazioni, oltre il quale non verranno più sottoscritti contratti di incentivazione. Al raggiungimento dei 1200 Mw, insomma, il Conto Energia sui nuovi impianti non si potrà più applicare.

 

E se io firmo un'offerta oggi ma poi, prima che il mio impianto sia finito, si raggiunge la quota dei 1200Mw?
Tranquillo. Il meccanismo del tetto prevede anche questo. Al raggiungimento dei 1200 Mw di installazione i contratti di incentivazione andranno ancora avanti fino ad un massimo di 3.000 Mw.

 

Allora c'è tempo...

 

Mica tanto! Ogni anno che passa, la tariffa di incentivazione che viene riconosciuta per vent'anni viene diminuita del 2%. Questo significa che il reddito da incentivazione, già per gli impianti che entrano in funzione nel 2009, sarà leggermente inferiore. Se poi l'impianto entra in funzione nel 2010, tale reddito sarà inferiore di un altro 2% (il 2% della tariffa in vigore nel 2009) e via di seguito. Meglio farlo il prima possibile.

 

E se poi lo Stato si rimangia la parola e smette di riconoscermi gli incentivi? Vent'anni sono tanti.

Lo Stato non può rimangiarsi il contratto di incentivazione sottoscritto. Sarebbe come dire che smette di pagare le pensioni. Impossibile! E se per caso qualche ministro dovesse mai proporlo, il TAR vi ridarebbe gli incentivi in quattro e quattr'otto. L'unica possibilità è di finire come l'Argentina. Ma in quel caso concordate con me che i problemi sarebbero ben altri.

Perchè lo Stato non finanzia direttamente l'impianto?

Per un semplice motivo. Lo scopo è quello di raggiungere il target imposto dalla comunità europea.
Ma non basta! Di impianti spenti o malfunzionanti nessuno se ne fa niente: l'obiettivo non è gonfiare il fatturato delle aziende, ma risolvere il problema energetico minimizzando l'impatto sull'ambiente. Quindi è necessario avere 1200 MW di impianti funzionanti! Attivi. Che producono energia. Se lo stato finanziasse l'impianto con una cifra iniziale, tu potresti anche tenerlo spento. Invece lo stato incentiva l'energia prodotta, mese per mese, in maniera tale che se smetti di produrla, perdi gli incentivi.

 

Si, però se l'impianto si rompe e sta fermo due mesi, io perdo due mesi di incentivi!
No. Le aziende serie includono nell'offerta un contratto di assicurazione con una società assicurativa di tutto rilievo, il quale garantisce anche dal fermo impianto. Come?

Attraverso il risarcimento dei danni subiti, tra cui in primis gli incentivi persi a causa della mancata produzione dell'energia.
Quindi, se un topo vi mangia un cavo, non preoccupatevi. Ma fate il contratto giusto!

 

E se grandina forte?

Hai mai preso a calci un pannello di silicio? Ecco: non farlo, se non vuoi farti male sul serio. La grandine non è un problema. In ogni caso l'assicurazione copre anche gli eventi atmosferici. Compresi i meteoriti.

Sì, ma qui parliamo di vent'anni. Mi hanno detto che i pannelli però durano molto meno. Dopo qualche anno non producono più niente.

Falso! Talmente falso che ci sono alcuni produttori di pannelli fotovoltaici che garantiscono i loro prodotti addirittura per 25 anni dalla data di installazione. Cosa significa? Significa che se i pannelli hanno un calo nella resa di conversione superiore al 10% nei primi 10 anni, i pannelli vengono sostituiti gratuitamente. Lo stesso accade se i pannelli hanno un calo superiore al 20% entro i primi 25 anni.

 

Ma chi è che mi paga questi incentivi? E quando me li danno?

Gli incentivi te li paga direttamente lo Stato, mediante il suo braccio armato: il GSE - Gestore Servizi Elettrici.
Dal momento in cui l'impianto è terminato ed è in funzione si può fare la richiesta di incentivazione. Il GSE entro 60 giorni vi fa firmare il contratto di incentivazione, e da quel momento entro 6 mesi inizierete a ricevere gli accrediti calcolati sull'energia prodotta. Arrivano direttamente sul conto in banca che avrete indicato nel contratto. Dal momento in cui iniziano ad arrivarvi gli incentivi, vi saldano anche gli arretrati, ovvero gli incentivi che avete maturato dal giorno in cui avete acceso l'impianto fino al giorno in cui avete firmato il contratto di incentivazione.

 

La corrente la vendo? E a chi la vendo?

Ci sono due modalità di funzionamento per gli impianti fotovoltaici. Possono essere sottoscritte entrambe, a scelta, da chi realizza un impianto entro i 20 kWp di potenza. La prima si chiama scambio sul posto. La secondo vendita diretta.
Con lo scambio sul posto, voi non vendete la corrente. La corrente che producete passa attraverso un apposito contatore, e poi finisce nella rete pubblica. Il vostro vecchio contatore, peraltro, continua a segnare la corrente che voi consumate, e che proviene dalla rete. Ogni bimestre si fa un bilancio tra l'energia prodotta e quella consumata, e voi pagate solamente la differenza, se c'è. Se invece avete prodotto più corrente di quella che avete consumato, la differenza vi viene accumulata - diciamo così - e scalata dalle future. Se siete clienti residenziali, lasciate perdere la modalità di vendita dell'energia, perchè non fa per voi. Ve la pagherebbero la metà, e in più non potreste neppure scaricare l'IVA, oltre che essere costretti ad aprire posizioni burocratiche particolari. Date retta a me. Andate in scambio sul posto.

 

Ma se lo stato mi paga l'energia con una certa tariffa (gli incentivi), io poi come faccio a venderla?

Stai facendo confusione! Gli incentivi statali sono, per l'appunto, INCENTIVI. Significa che lo stato ti riconosce un regalino per ogni kWh prodotto. Non ti sta comprando l'energia, ti sta solo ricompensando per la tua buona volontà. L'energia che hai prodotto, e che lo stato ti ha "incentivato", resta a tua disposizione per qualsiasi uso tu ne voglia fare.
Gli usi possibili sono per l'appunto due: scambio sul posto e vendita diretta. Per impianti FINO A 20 kWp di potenza, puoi scegliere tu. Oltre i 20 kWp puoi solo vendere l'energia in eccesso.

 

 Ma se la vendo, allora non la posso consumare? Cosa si intende per autoconsumo?

Andiamo con ordine. L'impianto sul tuo tetto produce, diciamo, 4.300 kWh all'anno. Supponiamo che la tua abitazione abbia un fabbisogno di 4.000 kWh all'anno. Come dicevamo, quando attivi il tuo impianto puoi scegliere cosa fare della tua energia, cioè andare in scambio sul posto o in vendita. IN ENTRAMBI I CASI puoi andare in AUTOCONSUMO. "Autoconsumo" significa che la corrente che produci verrà utilizzata per pareggiare i bilanci con i consumi fatturati per la tua abitazione. Potrai poi decidere cosa fare della tua produzione energetica in eccesso, se mai ce ne fosse, quella cioè che avanza.
Nel nostro esempio, i primi 4.000 kWh prodotti dal tuo impianto serviranno a pareggiare i consumi fatturati sulla tua bolletta energetica e gli altri 300 kWh potranno essere o accumulati per un utilizzo posteriore - scambio sul posto - oppure venduti a poco più di 9 centesimi al kWh.

 

Posso scegliere io se vendere oppure accumulare l'energia in eccesso?

Sì, ma solo in fase di contrattualizzazione, cioè all'inizio. Una volta che hai avuto accesso al meccanismo di incentivazione non puoi più cambiare.
Inoltre, se hai un impianto con potenza pari o superiore a 20 kWp puoi solo vendere l'energia prodotta in eccesso.

 

Ma insomma, questa energia in eccesso rispetto a quella che produco, mi conviene venderla o accumularla?

Se sei un privato (no partita iva) non ci sono dubbi: molto meglio andare in scambio sul posto. Perchè? Semplicissimo: facendo una media tra i costi variabili e i costi fissi, paghi l'energia che consumi - quella che prelevi usualmente dalla rete - a circa 20 €c (centesimi di euro) al kWh. Quindi se l'impianto sul tuo tetto producesse 4.300 kWh all'anno, tu - incentivi statali esclusi - avresti un capitale di 4.300 x 0,20 = 860,00€ all'anno sul tuo tetto. Se lo usi per pareggiare i costi del tuo fabbisogno energetico - i kWh fatturati in bolletta, la tua produzione ti vale esattamente 860,00 €. Se invece vendi l'energia, ogni KwH ti viene pagato poco più di 9 centesimi. Meno della metà. Sarebbe come avere un campo di pomodori che valgono 1 euro l'uno, e trovarsi a venderli a 50 centesimi. Senza considerare che l'IVA non la scarichi.

Ma se voglio andare in scambio sul posto per accumulare l'energia in eccesso, devo installare degli accumulatori?

Assolutamente no! L'accumulo è solo virtuale, cioè contabile. Ci sono infatti due contatori: uno è quello che avete sempre avuto e che misura l'energia che prelevate dalla rete. Uno è quello che misura l'energia che il vostro impianto produce, e che immettete in rete. Il vostro fornitore di energia farà semplicemente un bilancio tra i due contatori.

 

E se c'è un blackout? Producendomi da solo l'energia, immagino di esserne esente.


Purtroppo non è così. Il motivo è semplice. Come abbiamo detto prima, l'energia che producete va sempre direttamente in rete. Esiste una regolamentazione che prevede che, in caso di blackout, il vostro impianto fotovoltaico si disconnetta dalla rete. Per quale motivo? Semplice: quando in rete non c'è tensione, si presuppone che ci sia un guasto. Di conseguenza ci sarà qualche operatore che va a riparare il guasto, chiave inglese alla mano, con la matematica certezza che la corrente in quel preciso momento non attraversa le apparecchiature in alta tensione, e seguendo i procedimenti di sicurezza standard. Se il vostro impianto fotovoltaico immettesse energia in rete, il povero operaio andrebbe ad alimentare le morti bianche, e questo non è carino. Quindi l'impianto fotovoltaico in caso di blackout sulla rete si disconnette in maniera automatica.
Si può, eventualmente, realizzare un particolare circuito che si stacca dalla rete ed eroga l'energia direttamente in ambito domestico, ma implica oneri e costi aggiuntivi. Se non è proprio necessario, non vivendo condizioni di blackout frequente, non ha molto senso.

 

Che pannelli mi installeranno? Voglio avere il meglio del meglio.

Questo è un falso problema. Ci possono essere oggettive difficoltà nel garantire una certa marca e modello di pannelli piuttosto che un'altra. Il motivo è che per lungo tempo c'è stata scarsità nell'offerta: le code di produzione non erano sufficienti a garantire la domanda. Questo fa sì che se ricevete un'offerta - un preventivo - oggi, che indica una certa marca/modello di pannello, quando vi decidete a firmare il preventivo non è detto che quel particolare pannello sia ancora disponibile.

Non è necessario il pannello migliore in assoluto: quello che vi serve davvero è il pannello giusto!
Qual'è il pannello giusto? E' il pannello che per resa, dimensioni e caratteristiche può adattarsi bene al vostro tetto e garantirvi la resa economica prevista dal contratto, in termini di produzione energetica. Se il contratto prevede che il vostro impianto generi 4.300 kWh all'anno, l'importante è che abbiate pannelli che producono 4.300 kWh all'anno, e garantiti per 25 anni.

Cosa volete di più dalla vita?

Quanto anticipo devo versare?

Anche lo 0%, dipende dall'azienda a cui chiedete un preventivo.

 

E se ho un tetto con l'amianto da smaltire?

Meglio ancora! Se hai un tetto in eternit e lo vuoi sostituire, sai che devi andare incontro a costi puri, che comprendono gli oneri di smaltimento e il rifacimento del tetto. Sono soldi che spendi e per i quali non hai alcuna contropartita.

Bene: se realizzi un impianto fotovoltaico al posto di un tetto in eternit, smaltendo l'amianto, lo stato ti premia riconoscendoti un addizionale 5% sulle tariffe di incentivazione ventennali.

Quindi: ti rivolgi ad un'azienda seria, fai fare un preventivo che comprenda la rimozione del tetto, lo smaltimento dell'amianto e la costruzione di un tetto nuovo con un impianto fotovoltaico integrato, e vedrai che nel tempo il tuo impianto non solo ti ripagherà tutti i costi della sostituzione del tetto, ma ti farà anche guadagnare.
Più di così...

 

Se è così conveniente, perchè non lo fanno le banche? Io posso affittare il tetto.

Gli istituti di credito si occupano di finanziare e spesso di acquistare gli impianti grossi, dove hanno ritorni da centinaia di migliaia di euro. Sono impianti per i quali acquistano direttamente il terreno e costruiscono exnovo un impianto da diversi MegaWatt di potenza.

Nessuno costruisce un impianto sul tuo tetto, per il semplice motivo che la garanzia dell'investimento si ha con la certezza che l'impianto resterà al suo posto almeno per i vent'anni dell'incentivazione statale.

Cosa succederebbe infatti se tu decidessi di vendere la casa un anno dopo la costruzione dell'impianto? Il nuovo proprietario non sarebbe obbligato a mantenerlo, o magari potrebbe voler ristrutturare la mansarda, aggiungere un piano.. Insomma, dove non c'è garanzia - ovvero la proprietà dell'immobile - nessuno investe soldi suoi.
La garanzia la puoi mettere solo tu, costruendo il tuo impianto sul tetto di casa tua, e firmando un contratto di incentivazione statale a tuo nome.

 

Abito in un condominio. Possiamo costruire un impianto comune sul tetto?

Certamente. Tieni presente tre cose però.

  1. Tutti i condomini devono essere d'accordo, o perlomeno la maggioranza, e non è un affare semplice. Se hai frequentato qualche riunione di condominio in vita tua saprai esattamente a cosa mi riferisco.
  2. L'impianto servirà ad alimentare le parti comuni: luci sulle scale, garage e giardini, ascensori, pompe dell'acqua e via dicendo. Dovete fare il conto di quanto spendete di energia annualmente per le sole parti comuni e dimensionare l'impianto su quello. Il motivo è che differenziare il consumo di corrente nei singoli appartamenti è una follia burocratica. Implica conteggi e divisioni infiniti per le quali il vostro amministratore vi maledirebbe a vita. Inoltre, spesso non ci sarebbe abbastanza spazio sul tetto per un'operazione del genere. Abbattere le spese comuni è già un obiettivo estremamente significativo!
  3. Non tutti gli Istituti di Credito finanziano i condomini. Il motivo è che se poi il condominio non paga, non sanno a chi rivolgersi per esigere quanto dovuto. Un condomino potrebbe infatti vendere il suo appartamento ad un altro, e così via... Attualmente sono a conoscenza di una sola linea di credito che finanzia i condomini, per un importo massimo di 70.000€, con garanzie chirografare. Ovviamente resta sempre in piedi, per tutti, la possibilità di pagare l'impianto di tasca propria, evitando tra l'altro tutti gli interessi del caso.

 

Qual'è l'orientamento migliore per il tetto?

L'orientamento dipende dalla latitudine. Alle nostre latitudini - italiane - l'orientamento migliore è SUD, con un inclinazione del tetto di 30°.
In ogni caso va bene qualsiasi esposizione tra sud-ovest e sud-est

 

Ho una baita in montagna, lontana dalle linee elettriche. Posso avvantaggiarmi del Conto Energia costruendovi un impianto fotovoltaico?
Puoi senza ombra di dubbio costruire un impianto fotovoltaico e avere la tua fonte di energia autonoma, magari accludendo un accumulatore per la notte, ma non puoi avvalerti del Conto Energia. Il Conto Energia vale solo per gli impianti Grid Connected, cioè connessi alla rete, perchè lo scopo è quello di distribuire energia pulita sul territorio a vantaggio di tutti. Un impianto come il tuo si chiama viceversa Standalone - stand + alone: solo -, cioè disconnesso dalla rete. Non essendo utile a nessuno se non a te, lo stato non te lo incentiva.

 

Domande frequenti fatte agli operatori gse.

Visita il sito: http://www.gse.it

 

 

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